Il morto era steso su un catafalco di ferro al centro del pavimento all’interno del padiglione di pietra.
Accanto, in un turibolo su un vassoio d’argento, crepitavano le braci. L’odore purificante di fumo, incenso e sandalo si diffondeva ovunque. Su tre lati della stanza – Buchia aveva ragione: i famigliari erano già presenti e in attesa – si accalcavano donne di età diverse, avvolte in sari bianchi freschi di bucato, eleganti come cigni pur nel loro dolore. Sedevano spalla a spalla su seggiole di legno accostate l’una all’altra, con i capelli coperti dai foulard o dai lembi del sari fissati da una spilla. Si trattenevano, come il loro lutto, in un decoro composto e curato. Alcune dialogavano a sussurri.
Da Le torri del silenzio, di Cyrus Mistry
Posted by Metropoli d'Asia on ottobre 11, 2016
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Da Il mio ragazzo, di R. Raj Rao
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